Immaginate una giovane sciatrice, pronta ad affrontare la stagione di Coppa del Mondo.

Come potrebbe trascorrere il sabato sera? Cena frugale e a letto? Cena di Gala? No, in macchina, destinazione Venezia, per fare da supporter all’amica maratoneta.

Un’informazione di gossip forse, ma solo per- ché non conoscete ancora i retroscena.

Lara Gut, svizzera (la mamma, però, è di origini italiane) ha un medagliere alle spalle da veterana dello sci.

Lo scorso febbraio è caduta men- tre preparava lo slalom della combinata dei Mondiali di St. Moritz : strappo del legamento crociato anteriore con lesione del menisco.

Fa male solo a leggerlo. Stop di 6 mesi e un mondiale finito.

Ma il mantra di Lara recita: “Più le cose sono difficili, meglio è”.  Infatti, ciò che per molti sarebbe stato una sciagura, per lei è stata un’epifania.

«Sono stata catapultata nella coppa del Mondo a 16 anni. Dopo 10 stagioni, conosci bene quello che devi fare come atleta. Metti il pilota automatico: allenamenti, recuperi, gare, trasferte, test su nuove attrezzature, palestra, raduni con la nazionale, interviste.

Mi sono resa conto, però, che in questo periodo la persona dentro alla sportiva si era persa per strada. Da quando sciare è diventata la mia professione non mi sono mai fermata seriamente a riflettere su che cosa mi servisse davvero. Perciò, questo momento di pausa mi è servito per curare tutto ciò che non riguarda una discesa».

Così Lara spegne i riflettori e rimette a fuoco le cose che contano.

source : Officiel

photos credits : Federico Floriani